Isabelle, Parigina, Raccolgo firme – Aiuterò Venezia – Août 2017

Estratto

Il Dirigente, innamorato della Laguna, ha lanciato una petizione sulle reti. Capisco le ragioni economiche, ma la città soffre di troppi turisti.

Immagina come sarebbe il centro di Parigi se fosse invaso da un miliardo di turisti all’anno? “In un caffè di Saint-Germain-des-Prés, dove vive, allegramente addobbata da sciami di italiani in vacanza, Isabelle Kahna, quarantenne madre di famiglia, smette di tacere affinché, in tutto il suo dramma, l’arredo può essere abbozzato come l’incubo di un settimo degli abitanti del pianeta che scendono come locuste sulla Città della Luce, invadono il Louvre, attaccano la Torre Eiffel, scalano la Butte Montmartre, paralizzano gli Champs-Elysées, bivaccano nel cimitero Notre-Dame, tuffarsi da Pont Nuovo nella Senna o flirtare sulle balaustre del Pont Alexandre III.

Dopo l’articolo del New York Times
«Ecco, tenuto conto delle proporzioni dovute tra le dimensioni delle due città, è quello che accade ogni anno a Venezia, con quasi 30 milioni di visitatori e ormai meno di 55.000 veneziani residenti» ha concluso il manager francese, attivista appassionato (ancora mini) rivolta internazionale contro l’incapacità degli enti locali di proteggere la laguna dal progressivo degrado causato dal turismo di massa e dall’inarrestabile trasformazione di una delle città più belle del mondo in un parco tematico. Dopo un articolo di Jason Horowitz sul New York Times, che denuncia come Venezia stia diventando una Disneyland sul mare, gli amministratori locali hanno gridato alla stampa internazionale un complotto, ma non è così, ha cantato Ilaria Borletti Buitoni, sottosegretario per Assets – riassume Isabelle Kahna – I giornali italiani lanciano da anni lo stesso allarme ma, al di là delle promesse, non si registra alcun miglioramento. Anzi. Il governo italiano agirà?”.

 

le sue lotte
Il 14 luglio 2016 l’UNESCO ha inviato un ultimatum all’Italia, che ha tre anni di tempo per intervenire prima che Venezia venga inserita, nel 2019, nell’elenco dei siti a rischio con Damasco e Aleppo. È stata quindi quest’estate che Isabelle ha lanciato una petizione su change.org indirizzata al presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, dal titolo “SOS Venezia soffoca, riporta indietro Venezia”. sempre in difesa di Venezia, già conclusa con discreto successo online (il regista Gabriele Muccino ha raccolto 138mila contro l’ingresso di grandi navi), ma senza apprezzabili risultati a terra: “Sono naturalmente ottimista – sostiene Isabelle -, almeno per dare coraggio e speranza ai miei figli, alle organizzazioni apolitiche come Venessia.com, Venezia my future, Generation 90, e alle associazioni di volontariato, come Masegni e Nizioleti, che si occupano di pulire i muri della città con i graffiti. Sto creando un’associazione, Ailes de Venise, che si impegnerà a finanziare progetti concreti”. Isabelle Kahna è anche dietro al canale umano e virtuale che ha riunito Parigi, Londra, Buenos Aires, Bonn, Stoccolma per supportare l’hashtag Venexodus e la campagna Venessia.com: “Ho chiesto ai fan di Venezia di tutto il mondo di essere fotografati davanti a un monumento simbolo della loro città con un cartello “Senza i veneziani, non chiamatela più Venezia”, ​​in solidarietà con i 300 fogli esposti dagli abitanti di Venezia. Io e la mia famiglia abbiamo schierato un 80 mq sulla Scalinata del Sacro Cuore”. Meglio non fidarsi troppo dell’idea che, prima o poi, ti stancherai: “Ogni giorno sono più determinata, ogni volta che vado a Venezia, e ci vado quasi una volta al mese, amore mio per la città aumenta «direttore di una compagnia di assicurazioni, impegnata da un anno e mezzo a mobilitare l’opinione pubblica internazionale.

 

Taverne o fast food?

Come ha scritto a Gentiloni, fa parte di quell’umanità a cui appartiene Venezia, secondo il comunicato dell’Unesco: “Il sindaco di Venezia è un imprenditore e posso capire gli interessi economici e finanziari dietro le attività del porto e delle grandi navi. Ma le soluzioni ci sono. Senza addebitare un biglietto d’ingresso a Venezia, che non è e non deve diventare un museo, l’afflusso giornaliero può essere limitato istituendo un numero limitato di sistemi di prenotazione. Perché non prendere l’esempio di Ada Colau, sindaco di Barcellona, ​​e dei limiti che pone su piattaforme come Airbnb? Le vecchie trattorie sono costrette a lasciare il posto al Burger King. Gli ex inquilini del centro vengono sfrattati dai proprietari che vogliono guadagnare di più affittando ai turisti”. Chi tra poco non vorrà più imbarcarsi nella Perla dell’Adriatico e finire in un fast food.


28 agosto 2017 (modificato il 29 agosto 2017 | 16:41)

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